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Stress sano e stress cattivo: facciamo ordine e prendiamoci cura del nostro benessere!

Alla parola stress è associata solo una connotazione negativa senza considerare che in realtà lo stress è un elemento fondamentale della nostra vita in quanto ci permette di attivarci e reagire agli stimoli interni ed esterni.

Senza stress saremmo infatti inermi e immobili davanti ad ogni stimolazione o accadimento.


In questo articolo, Eleonora Valè, psicologa del lavoro specializzata in neuropsicologia del benessere, esplora le diverse dimensioni dello stress dandoci dei suggerimenti pratici su come interrompere il loop che ci può portare allo stress "non sano" e quindi, in alcuni casi, al burnout.


Stress "buono" e stress "cattivo"

Definiamo lo stress sano, Eustress, quello stress positivo indispensabile nella vita, che induce l’organismo a reagire al meglio ad un evento esterno. Lo stress diventa cattivo o distress, nel momento in cui è correlato  ad una attivazione eccessiva o prolungata nel tempo, che a livello psicofisiologico corrisponde ad un eccessiva attivazione del nostro sistema nervoso. 

Il nostro sistema nervoso periferico autonomo è in grado di attivarsi e disattivarsi in risposta agli stimoli, grazie al sistema simpatico e parasimpatico.

Alternare lo stato di attivazione allo stato di disattivazione è l'elemento chiave per modulare il nostro stress. Vediamo insieme i due sistemi psicofisiologici dedicati a questa regolazione.


  1. Il sistema simpatico, attivante, prepara l’organismo a reagire a situazioni stressanti o di emergenza, con una risposta di “lotta o fuga”. Aumenta quindi la velocità del battito cardiaco e la forza delle contrazioni cardiache e amplia (dilata) le vie aeree per facilitare la respirazione. Costringe il corpo a rilasciare l’energia immagazzinata. Ci stimola a raggiungere i nostri obiettivi e a rimanere attivi davanti a ciò che ci succede sia esternamente che internamente. E' il nostro alleato, senza il quale saremmo inermi e passivi davanti a tutto.

  2. Il sistema parasimpatico, disattivante, controlla i processi corporei durante le situazioni ordinarie. Generalmente, il sistema parasimpatico si occupa di conservare e ripristinare. Rallenta il battito cardiaco e diminuisce la pressione arteriosa. Ci permette di ricaricarci. L’energia proveniente dagli alimenti elaborati viene utilizzata per ripristinare e creare i tessuti.


Una giusta alternanza tra le due attivazioni permette un buon equilibrio tra stress sano e stress cattivo.


Leggi il nostro blog "Come Affrontare un Ambiente di Lavoro Tossico" per trovare strategie utili per la tua azienda.

Stanchezza al lavoro e burnout
Stanchezza al lavoro e burnout

Cosa succede se invece viviamo troppo stress?

Se ci stressiamo troppo o meglio, non regoliamo l'alternanza dei due sistemi, cadiamo in un forte e incessante stato di stress che può portare al burnout.

Stress e burnout derivano entrambi da situazioni logoranti di malessere psicofisico. Tuttavia, non sono sinonimi:

  • lo stress non sempre sfocia in una conclamata sindrome da burnout, mentre quest’ultimo implica sempre una massiccia dose di stress.

  • lo stress può essere limitato a un circoscritto arco temporale e risolversi da solo.

  • il burnout indica lo svuotamento e l’esaurimento di una persona ed è una condizione di più difficile risoluzione.

  • lo stress può ingenerarsi da fattori relazionali, ma anche da svariate e generiche condizioni di lavoro troppo richiedenti. Il burnout è più legato a eccessive richieste interpersonali, a relazioni lavorative che implicano un investimento emotivo a lungo andare usurante.


Cosa sono stress e burnout

Il burnout è definito come una condizione di totale esaurimento delle proprie energie fisiche e mentali. Una sindrome psicologica che emerge da situazioni in cui è richiesta una prolungata e continuativa risposta a elementi causanti stress sul posto di lavoro derivati dal contatto con altre persone richiestive e/o sofferenti.


Il burnout è caratterizzato da tre dimensioni:

  1. ‍esaurimento emotivo: la persona si sente prosciugata, incapace di riposare e allo stesso tempo di pianificare e affrontare nuovi progetti. La persona percepisce di aver terminato le proprie risorse ed energie a causa di una continua tensione verso i bisogni degli altri. Il contatto e la relazione diventano usuranti. La persona tende a ritirarsi, a chiudersi dal punto di vista emotivo come strategia per cercare di proteggersi, per non esporsi e far fronte all’esigente contatto con un altro essere umano.

  2. depersonalizzazione o cinismo: la persona assume un atteggiamento freddo e distaccato nei confronti dell’attività lavorativa e dei colleghi. Questo comportamento può essere interpretato come un atteggiamento di difesa da parte della persona per proteggersi da delusione o esaurimento, compromettendo seriamente l’equilibrio psico-fisico.

  3. inefficienza: prevale un basso senso di autoefficacia e tutto appare insignificante. La persona inizia ad avere pensieri di inadeguatezza e oppressione, rivolti soprattutto alla pianificazione di nuovi progetti. Non si sente più appagato da ciò che sta facendo, la sua professione non lo soddisfa più come un tempo, non lo arricchisce né lo emoziona più come prima. Produce meno e male, lascia il lavoro. La sua motivazione è persa, l’autostima diminuisce.


Come prevenire il burnout e lo stress prolungato

Prevenire il burnout non è solo una questione di intervento individuale ma richiede anche un approccio sistemico che coinvolga l'ambiente di lavoro. Ecco alcune strategie efficaci:


1. Riconoscimento e gestione dello stress: È fondamentale imparare a riconoscere i segnali precoci di stress eccessivo. Tecniche di gestione dello stress come la meditazione mindfulness, lo yoga o semplici esercizi di respirazione possono aiutare a mantenere l'equilibrio psicofisico.


2. Equilibrio tra lavoro e vita privata: Promuovere una cultura del lavoro che rispetti il tempo libero e le esigenze personali è essenziale. Gli individui dovrebbero essere incoraggiati a prendersi del tempo per sé, sia per il riposo che per attività ricreative.


3. Supporto sociale e professionale: Avere una rete di supporto sia dentro che fuori il posto di lavoro può fornire un tampone contro lo stress. Le organizzazioni possono offrire accesso a consulenze psicologiche e creare spazi di dialogo aperti e privi di giudizio.


4. Formazione dei leader: I dirigenti devono essere formati per riconoscere i segni di stress e burnout nei loro team. Un buon leader sa come motivare senza esasperare, come distribuire equamente il carico di lavoro e come fornire feedback costruttivo.


5. Aumentare l'autonomia e la partecipazione: Dare alle persone più controllo sul loro lavoro e incoraggiare la partecipazione nelle decisioni può aumentare il senso di appartenenza e ridurre il rischio di burnout.


6. Riconoscimento e valorizzazione: Riconoscere i successi e valorizzare il contributo di ogni individuo può significativamente migliorare la morale e diminuire la pressione che può portare al burnout.


7. Monitoraggio periodico: Le aziende dovrebbero condurre regolari valutazioni del benessere dei dipendenti per identificare potenziali problemi prima che si aggravino. Questo può includere sondaggi sulla soddisfazione lavorativa e sessioni di feedback.


Implementare queste tecniche può non solo prevenire il burnout, ma anche contribuire a creare un ambiente di lavoro più sano e produttivo dove i dipendenti si sentono valorizzati e supportati.


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